Non sono poi così inutile.

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non sono così male | scoprire cose belle

Chi mi segue da un po’, sa perfettamente quanto mi piaccia condividere le storie belle. Allora cerco sempre di parlare con persone nuove, persone che siano di in grado si stupirmi, di affascinarmi.

Qualche mese fa avevo lanciato, sulle storie di Instagram, la voglia di raccontare STORIE DI PERSONE, ma non per forza storie di persone che hanno mollato tutto e son partite. Mi bastava un aneddoto, un piccolo racconto. Ed ecco che la prima a scrivermi è stata Sara Maria.

Leggete cosa ha da dirci, e poi ditemi cosa ne pensate…

 

Ho lavorato per anni presso una nota casa editrice. Ho avuto la fortuna di essere sotto contratto già subito dopo il corso di formazione post-laurea. Non mi aspettavo che qualcuno avesse fiducia in me, non potevo immaginare che un curriculum inviato per caso mi facesse scoprire il mondo della fabbrica dei libri. Un mondo bellissimo, il “mio” lavoro. Mi sentivo utile, capace, ero lanciatissima.

 

Purtroppo, negli anni, la situazione lavorativa è cambiata. La crisi, le riforme del lavoro, due gravidanze ravvicinate, la prospettiva di crescita professionale pari a zero… Dopo otto anni ho mollato. Ho dovuto mollare. Ho consegnato l’ultimo lavoro e ho detto al capo “Allora, ci sentiamo!”. Sono passati sei anni, e non ci siamo risentiti.

Nel frattempo, tante cose sono successe: due bambini bellissimi, una feroce depressione post partum, il tentativo fallimentare di reimmettermi nel mondo del lavoro, la malattia, operazioni, chemioterapia, e grazie al cielo la salute ritrovata.

Lifestyle di scoprirecosebelle

Ma quello slancio di anni prima sembra perso. Chi mi prende a lavorare a quarant’anni ormai? Non so fare niente, come bagaglio ho solo molti volumi corretti, una certa esperienza in campo editoriale. “Lei è troppo specializzata”, mi dicono. Mi sento inutile, vuota, ripiegata su me stessa.

Una domenica facciamo un passeggiatina sul lungomare: un bel tepore, i bimbi corrono felici, si sente lo sciacquìo dell’acqua sugli scogli, la gente legge sulle panchine godendosi il sole.

Mi cade l’occhio sul volume del signore a sinistra. Il libro che sta leggendo l’ho “fatto” io.

Rimango a bocca aperta. Improvvisamente mi vengono in mente tante di quelle cose, passate e presenti, che perdo il filo dei pensieri. Scende una lacrimuccia, non so se per frustrazione, rassegnazione o orgoglio.

Sono ancora disoccupata, ma di una cosa sono certa. Se quel signore sconosciuto può godersi la sua lettura è anche grazie a me, alla cura che ho messo perché quel libro fosse più leggibile e gradevole possibile.

Non sono poi così inutile.