La creatività dei ragazzi ci salverà

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adolescenti e creatività

“Ciao Sonia ho scoperto una cosa nuova.

Ho scoperto o forse riscoperto l’umanità delle relazioni con i miei insegnanti”.

Questa è una frase che mi ha detto una ragazza di 17 anni che sta cercando di sopravvivere a queste giornate anche grazie alla didattica on-line messa in campo nella sua scuola.

Perché vi faccio questo esempio?

Perché mi sembra il più rappresentativo di quello che sto vedendo in questi tempi.

Mi piacerebbe potesse essere questa la parte contagiosa di ciò che stiamo vivendo.

Per spiegarvelo però devo fare un passo indietro e raccontarvi la paura, la paura che di questi tempi viene tanto raccontata perché è una paura che sentiamo, una paura palpabile: è la paura del contagio, dell’altro e la paura della morte.

Anche i ragazzi la stanno vivendo e la vivono attraverso quello che possiamo raccontare loro. La loro è una paura un po’ diversa. È difficile per un adolescente avere paura per qualcosa di immateriale. È più facile avere paura di qualcosa di concreto.

Questa è stata la difficoltà maggiore dei primi giorni, quando le mamme mi chiamavano per raccontare e condividere la difficoltà di riuscire a spiegare ai propri figli che era fondamentale stare in casa. 

Allora ho raccontato della paura, di come funziona e di quanto sia importante poterla percepire, non metterla sotto il tappeto come la polvere che spesso nascondiamo.

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È importante vivere la paura perché in qualche modo ci protegge. Dobbiamo essere capaci come adulti di trasmettere una paura funzionale, una paura che non spaventi troppo i ragazzi, una paura che va a braccetto con il coraggio. Anche il coraggio è una parte presente in molti di noi e i ragazzi a volte ne hanno fin troppo. Quel coraggio che diventa a volte onnipotenza: “Mamma tranquilla, a me non succede niente”. Quante volte vostro figlio ve lo ha detto. Quante volte vi siete arrabbiate?

Allora torniamo alla paura che va a braccetto con il coraggio, alla paura che sostiene il coraggio o il coraggio che sostiene la paura. Insieme ci possono aiutare a costruire tre elementi importanti in questi giorni: la prudenza, la pazienza e la creatività.

Quale di queste tre possiamo mettere in campo nella relazione con i ragazzi. Non possiamo pretendere che un adolescente che ha l’argento vivo addosso improvvisamente semplicemente perché qualcuno ci dice che là fuori c’è un pericolo invisibile, improvvisamente diventi calmo, paziente e prudente.

Questa convivenza forzata, questo isolamento, questo tempo dell’incertezza può avere come effetto, se non offuscato dall’angoscia, quello di allenarsi alla pazienza.

Allenarsi la pazienza vuol dire fare esperienza di frustrazione. Spesso i nostri ragazzi, perché sono adolescenti, hanno quel bisogno irrefrenabile dell’immediatezza, cioè dell’avere la risposta giusta al momento giusto. Questo purtroppo non è il tempo dell’immediatezza ma è il tempo dell’attesa. 

Prendiamola come un allenamento: fa bene a noi adulti e se riusciamo a riconoscerne il valore come adulti, riusciamo sicuramente ad accompagnare i ragazzi in questa dimensione. 

Rispetto al tema della creatività i ragazzi hanno bisogno solo di essere accompagnati, di avere qualche strumento e di qualcuno che li osservi, poi sono capaci veramente di fare le cose più sorprendenti. 

Conosco ragazzi che hanno scritto canzoni. Ho il figlio di un’amica che ha poco più di 11 anni ed ha scritto un rap e forse è il suo primo in questo tempo di isolamento. È stata una sua strategia per far fronte anche a un momento di scoraggiamento.

I ragazzi sono davvero per noi una fonte inesauribile di creatività, paura e coraggio insieme. Possono creare il giusto equilibrio per poter lasciare andare la creatività

Ecco proviamo ad accompagnare i ragazzi in questa direzione. Possono nascere delle cose veramente belle. Pensiamo a dei video da inviare ai nonni che stanno lontani. Adesso fortunatamente tante persone anziane hanno la possibilità comunque di utilizzare uno smartphone e se non sono capaci di fare una videochiamata sono sicuramente capaci di guardare un video mandato dai nipoti.

Sollecitiamogli, incoraggiamogli in questa direzione. Non facciamo che l’angoscia prenda loro e prenda noi, anzi stimoliamoli, creiamo qualcosa. Diamoci questo compito.

Vi ricordate la frase all’inizio del video?

Sonia ho scoperto l’umanità nella relazione con i miei insegnanti 

Ecco io credo che questo pensiero, detto in maniera veramente molto semplice da questa ragazza sia un bellissimo atto di creatività. Vuol dire davvero che con poco (è un pensiero, non serve altro) tirar fuori l’opportunità dalla crisi, tirar fuori l’opportunità da qualcosa che sembra schiaccianoci. Ecco questa ragazza nel poter cogliere la bellezza anche in questa fatica ha fatto sì che potesse veramente, come si dice di questi tempi, “switchiare” il suo pensiero e l’essere imprigionata in qualcosa che di fatto non si è scelta.

Auguro a tutti voi, ma soprattutto ai vostri figli dei meravigliosi atti di creatività perché possano e possiamo imparare che questo non sia stato solo un tempo di fatica ma un tempo di opportunità.

Grazie

Sonia Monticelli
Dott.ssa Sonia Monticelli psicologa psicoterapeuta dell’individuo e della famiglia, da anni collabora con enti e associazioni di Como e provincia in merito alla tutela della famiglia e della genitorialità, con consulenze e progetti nelle scuole.