Dove stai guardando?

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dove stai guaardando

In questi giorni per uno strana coincidenza le persone con cui parlo mi raccontano più o meno la stessa fatica: la vita sembra una salita interminabile, accadono eventi spiacevoli, si riaffacciano malesseri e disagi e la sensazione generale è che non ci sia modo di star bene, di tirare un po’ il fiato.


Mentre ascolto queste parole mi torna in mente un racconto dello psicoterapeuta Irving Yaloom a proposito del suo giardino. Il suo studio di analista era situato in fondo ad un giardino e per accedervi occorreva percorrere un sentiero di pietre in mezzo alle piante.

Il sentiero e il giardino erano sempre gli stessi ma i commenti che le persone facevano in proposito erano molto diversi!

In particolare ce n’erano alcuni che arrivando nominavano spesso la bellezza dei fiori e dei colori o la caratteristica forma di una pianta, altri invece si lamentavano per le pietre dissestate in alcuni punti o per il fango nei giorni di pioggia, altri ancora ci passavano in mezzo senza accorgersi di nulla: ne’ dei fiori ne’ del fango presi com’erano dalle loro questioni.


Questa ricordo ha suscitato in me la domanda che ho poi fatto alle persone che mi portavano le loro fatiche: “dove stai guardando?” Si perché spesso la verità è che teniamo lo sguardo puntato solo sul fango: le fatiche, i disagi, le cose che non vanno sembrano essere l’unica presenza della nostra vita. Occupano tutto il nostro essere, facendoci perdere di vista il resto.

La vita non è mai univoca: è fatta di tanti strati ed è proprio nei momenti più difficili che dobbiamo ricordarci che c’è Altro.


Dove stiamo tenendo puntato il nostro sguardo?

Cos’altro stiamo dimenticando di cogliere nel frattempo?

Ecco, queste sono buone domande! Soprattutto nei momenti “no” abbiamo bisogno di riscoprire la bellezza e il piacere, di ridare valore a cose che diano per scontate e di distrarci un po’ da tutte quelle fatiche che ci assillano.

Marta Monciotti
Psicoterapeuta e formatrice, ama l’arte in tutte le sue forme e crede fermamente che solo da un ascolto profondo della propria anima e del proprio corpo sia possibile vivere pienamente. Nel suo lavoro e nella sua vita persegue questo fine con il sorriso .