Altripiani: un modo “originale” per raccontare i propri viaggi

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Sono sempre alla ricerca di storie nuove, originali, uniche ma allo stesso tempo diverse. In realtà ogni storia, ogni esperienza, ogni vissuto non potrà avere un duplicato. Mi piace ascoltare gli altri, così come mi piace aprire la posta e leggere un nuovo racconto che ricevo, e per questo ringrazio chi mi da’ fiducia giornalmente, inviandomi i propri racconti.

Oggi vi parlo di una ragazza eccezionale, fantastica , che ama viaggiare, in modo alternativo. Il suo nome è Glorija Blazinšek. L’ho conosciuta per caso, su Facebook. Ho visitato il suo sito, mi sono fatta raccontare da lei stessa, le sue esperienze, i suoi viaggi ed è subito nata la voglia di mettere nero su bianco le sue parole.

Vi lascio alla “bellezza” dei suoi racconti.

Ciao Glorija, chi sei e di cosa ti occupi?

Sono Glorija, una ragazza di origini croate, cresciuta in Trentino e che attualmente vive a Venezia. Tutti questi spostamenti mi hanno dato l’opportunità di apprendere cinque lingue, di conseguenza mi occupo di più cose pur di mettere a frutto tutta la fatica che ho fatto per impararle. Tuttavia principalmente sono assistente fotografa di Giacomo Frison, assieme al quale curo il progetto Altripiani, un’ unione di fotografia, alpinismo e ricerca culturale, antropologica e linguistica.

Come è nata l’idea Altripiani?

L’idea nasce nel 2015 dagli studi e dalle passioni di Giacomo, che effettua un primo viaggio con l’amico antropologo Christopher Dowling sulle montagne del Caucaso fino agli altipiani iraniani.
Nel 2016 intraprendiamo insieme il viaggio sui Monti Carpazi nel centro-est Europa e dal 2017 iniziamo a frequentare l’Alto Atlante marocchino e le sue popolazioni berbere.
La modalità rimane sempre la stessa: camminare lungo le dorsali delle catene montuose e avventurarsi per le valli meno conosciute con la formula del trekking, spostandosi con l’uso dell’autostop o dei mezzi pubblici nelle tratte più lunghe.

Perchè proprio il nome Altripiani?

Il nome nasce da un gioco di parole.
Il progetto è un continuo attraversamento di altipiani e spesso lungo la strada i piani di viaggio si modificano in continuazione, trasformando l’itinerario inizialmente abbozzato.

Quando cammini quali sono le emozioni o sensazioni che provi?

Quando cammino lo stupore che provo nel vedere paesaggi nuovi e incontrare persone nuove si mescola con i riferimenti ai miei ricordi di casa, agli insegnamenti del nonno per quanto riguarda la natura e gli animali, e spesso associo alcune persone appena incontrate o i loro modi di fare a persone che già conosco e sono a casa. Rifletto molto mentre cammino, faccio associazioni con la mia quotidianità, mi stupisco e mi rilasso: mentre sono in viaggio dimentico tutte le mie preoccupazioni e i problemi che a casa sono all’ordine del giorno.

Spesso accade che durante un trekking, una camminata, un viaggio, si parla a sè stessi. Accade lo stesso per te? In poche parole il meglio di te lo scopri durante i tuoi viaggi?

Assolutamente sì, scopro il meglio ma anche il peggio, mio ma anche quelli del mio compagno. 🙂

Raccontami un piccolo aneddoto che ti è rimasto nel cuore.

Ce ne sarebbero molti ovviamente, uno tra tutti è avvenuto in Marocco.
Una sera, con molta difficoltà, siamo riusciti a non farci ospitare, a piantare la nostra tenda e ad addormentarci alle sette di sera. Verso le dieci sentiamo delle voci che chiamano “Madame, Monsieur” ripetutamente. Ci svegliamo di soprassalto, apriamo la tenda e davanti a noi un’immagine quasi biblica: i tre Re Magi con in dono un vassoio pieno di couscous e latte fermentato ci vengono incontro con le loro lunghe tuniche illuminati dalla luna piena.
Erano tre persone di una famiglia molto numerosa che abitava poco lontano a dove avevamo piantato la tenda e, preoccupati che non avessimo da mangiare, ci hanno portato “la cena in camera”.
Questo è successo quando abbiamo rifiutato l’ospitalità, immaginatevi le volte che l’abbiamo accettata come siamo stati trattati. I berberi sono un popolo meraviglioso.